Per il tuo sito, non testi ma contenuti

Stai per rifare il sito. Ottima occasione per ripensarlo completamente, non solo come grafica e immagini ma anche, soprattutto, come… contenuti (content marketing strategy).

Parto dal presupposto che tu sia arrivato alla decisione di riprogettare il sito per motivi strategici.

Il tuo sito attuale è un ferrovecchio: difficile da navigare, scarso di informazioni, costruito con tecnologia obsoleta. Tu invece hai bisogno di allineare web e nuovi obiettivi di marketing. Hai delle keyword competitive su cui puntare, vuoi aumentare i lead, vuoi posizionarti come esperto nel settore, vuoi un cms da gestire direttamente, ecc.
Insomma, qualunque sia la ragione che ti ha spinto a rifare il sito, il consiglio che ti do è:
non pensare ai testi come “insieme di parole” ma come contenuto.

Content marketing, il circolo virtuoso. Marco Fossati, copywriter per Monza Brianza.

Il circolo virtuoso del contenuto.

Può sembrare una distinzione superflua, ininfluente. Invece no.
E’ un distinguo importante che ha conseguenze dirette sulla tua strategia di marketing online e sulle perfomance del tuo sito. Mi spiego.

Il testo è passivo, il contenuto è attivo.

Il testo è statico, risponde all’obbligo di riempire uno spazio vuoto. Fa parte di un modo di vedere la presenza online bloccata come una vetrina. Il riflesso di una forma mentis  che non tiene conto della natura e dello scambio dinamico del web. Il testo è un “oggetto” buttato lì… e lì rimane fino al prossimo restyling del sito.
Il contenuto si muove, viene scambiato. Il contenuto viene realizzato sapendo che deve girare per la rete, attirare l’attenzione, nutrire l’interesse. Il testo è scritto, il contenuto è multiforme: può essere un podcast, un video case study, un gioco online, un’app, ecc.

Il testo è tattico, il contenuto è strategico.

Oggi è indispensabile che tu pensi per contenuti, perché i tuoi prospect cercano contenuti utilizzando parole chiave (keyword) nei motori di ricerca (SEO).
Una volta trovati i contenuti, i tuoi prospect li commentano, li segnalano, li condividono con un mi piace o con un tweet.
Quindi, i contenuti che tu devi creare e rendere accessibili (nel tuo sito e altrove online) devono essere percepiti come soluzioni a problemi, esigenze, aspettative. Hanno appunto un valore strategico perché parlano di te, della tua expertise, ti “posizionano” senza necessariamente fare hard selling.

Affidati al tuo copywriter per la content strategy.

E’ il professionista che ti aiuta a creare una strategia dei contenuti e non solo semplici testi scritti. Così facendo potrai fare un salto di qualità che ti porta più avanti dei tuoi concorrenti, verso quel mondo di conversazioni (ininterrotte) che avvengono online.

I contenuti per B2B: BTB copywriter content strategy Monza, Milano.

Quali contenuti per ispirare, intrattenere, convincere, educare.

Perché è utile lavorare seguendo una content strategy.

Avere una content marketing strategy, cioè organizzare i tuoi contenuti secondo una strategia precisa basata sul buying system dei tuoi clienti (attuali, potenziali) porta reali vantaggi alla tua attività, piccola o grande che sia (B2B, B2C):

  • ti dà autorevolezza e credibilità nel mercato (e presso i media)
  • aumenta riconoscibilità e apprezzamento del brand
  • aumenta il valore percepito della tua offerta
  • allarga la base dei potenziali clienti
  • fa capire che non ti interessa solo vendere
  • fa capire che sei sveglio e collegato al tuo settore

Mica noccioline.

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Elevator pitch: funziona anche se l’ascensore è guasto

Tra qualche giorno parteciperò a un evento di business matching. Sarà l’occasione per incontrare tanti giovani imprenditori e promuovere la mia attività (in effetti, quella dell’agenzia di comunicazione con cui a volte collaboro).

Poiché in questo tipo di eventi gli incontri avvengono a ritmo serrato, (spesso nello stile dello speed dating, one-to-one) non si devono fare discorsi storico-filosofici o vaghe introduzioni. Bisogna andare subito al sodo, sfruttando il pochissimo tempo a disposizione: solitamente non più di due minuti.

Senza balbettii o tentennamenti, in 120 secondi bisogna saper rispondere a basiche domande tipo: chi sei? cosa fai? perché dovrei interessarmi a te? quale beneficio ne ricavo?

L’elevator pitch, così gli anglosassoni chiamano questa pratica, è una forma condensatissima di presentazione: quella che faresti nell’ascensore a un potenziale investitore o a un prospect per convincerlo della qualità del tuo progetto. La durata perciò si riduce drasticamente a 60-30 secondi.
Il fine può essere quello di incuriosire e invogliare l’interlocutore ad approfondire.

Tra le formule che ho trovato online, mi ha convinto quella semplice semplice di Bob Bly, copywriter maximus.
Eccola:

  1. Fai una domanda
  2. Spiega cosa fai
  3. Elenca i benefici più importanti

Il tutto condito con uno stile che faciliti la conversazione, comunque preciso, non sciatto. E con un pizzico di humor se è nelle proprie corde e la situazione lo permette.

L’elevator pitch è uno strumento utile e adattabile ai diversi target e contesti di interazione sociale, da usare nella vita reale come nel networking online.

Elevator pitch… mai più senza.

Per approfondire:
36 way to create a high impact elevator pitch
L’elevator pitch: l’arte di comunicare un’idea in modo efficace e in pochi secondi
Elevator pitch for dummies
Elevator pitch 101

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b2b: se le imprese diventano “social” vendono di più?

Un’utile presentazione di Federico Rossi, consigliere nazionale Unicom, che descrive il cambiamento in atto nel branding b2b.

Oltre a evidenziare la tendenza verso una comunicazione più equilibrata tra parte razionale e parte emozionale del messaggio business to business, Federico Rossi si sofferma sull’attualissima necessità di realizzare strategie social per meglio coinvolgere e fidelizzare il pubblico.

Apparentemente “leggere” ed economiche, queste attività di socializzazione (attraverso blog, piattaforme di condivisione tipo facebook, linkedin, slideshare, twitter, o network verticali, etc) sono, al contrario, vere e proprie divoratrici di tempo, risorse e contenuti. Implicando un costo editoriale e di mantenimento che va distribuito in un arco di medio-lungo periodo.

Non tutte le aziende btb devono avere “per forza” un profilo su facebook o aprire un account su twitter. Oggi molte imprese industriali e di servizi lo fanno solo per ossequio alla moda, con poca convinzione. E i risultati si vedono: profili che languono, notizie che fanno vintage, twitt che fanno muffa… bassissima interazione e crescita della community.

Se poi si entra nello specifico, spesso la qualità sia sostanziale sia formale dei contenuti è scarsa, a dir poco approssimativa e tendente all’autocelebrazione. E questo perché la gestione dei profili e la creazione dei contenuti vengono curati all’interno dell’azienda come attività residuale, terminati gli impegni del core business. Poi non sempre la persona incaricata (se esiste) è stata sufficientemente formata.

E le vendite? Beh, se la conversazione è così poco interessante, fate un po’ voi…

Ora però guardate la presentazione e, soprattutto, seguite i consigli di Federico Rossi.

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Storytelling: raccontare un mestiere

Rimango sempre rapito dal racconto dei mestieri, specialmente quelli che implicano il saper fare con le mani.

Chi costruisce barche di legno.

 

Chi fa scarpe (ancora a 91 anni).

 

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5 anni di start up in 57 cartoline (e una botta di ottimismo)

Tra le cose buone del mestiere di copywriter, oltre al fiume di denaro e di glamour che ti sommerge, c’è la varietà. Succede che una settimana ti trasformi in pignolo esperto di stampi per la pressofusione di leghe di alluminio e magnesio, un’altra sei con le mani in pasta: fresca secca all’uovo confezionata magari ripiena.

Un saltar di palo in frasca che disorienta i più ma che è linfa creativa per la nostra nicchia. Questa premessa per dire che… con molto entusiasmo ho affrontato il progetto fotografato sotto.

La raccolta di cartoline we tech off

Un effetto tipo… mazzetta pantone.

E’ la “celebrazione” di We Tech Off, Build your Future: incubatore dell’Emilia Romagna che in 5 anni di attività ha trasformato 77 idee in imprese competitive.

Un esempio di testo per we tech off scritto da marco fossati

Il testo più lungo delle 57 cartoline “celebrative” del progetto we tech off.

Un lavoro che mi ha infuso ottimismo. Per la quantità di iniziative brillanti che ancora circolano in Italia. Per la qualità e intraprendenza degli startupper. Per il funzionamento delle reti di sostegno all’innovazione. Alla faccia della crisi spaventosa, delle distrofie politico-amministrative, delle fughe di cervelli. Insomma… finché c’è start up, c’è speranza!

Una cartolina scritta da marco fossati copywriting monza

Una delle cartoline tematiche.

Per questa full immersion ringrazio Sara Monesi (Direttore Esecutivo) e Giulio Giunti (Responsabile risorse umane e affari generali) di We Tech Off-Aster.
Per l’assist, ringrazio Luisa Carrada de Il Mestiere di Scrivere.

PS  L’esperienza We Tech Off è confluita in Emilia Romagna Start Up. Auguri e buon lavoro!

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