Dove cavolo inserire le keyword (promemoria ad uso personale)

Marco, questa breve lista sul posizionamento delle keyword la devi tenere sempre a portata di mano. Non te la dimenticare nel cassetto o sotto la solita pila di scartoffie. Dammi retta, fai questo: appendila al muro davanti alla tua postazione. Ecco così, bravo. Ogni tanto buttaci un’occhiata, per ripassarla mentalmente. E’ l’abc del seo copywriting e serve a non dare nulla per scontato. Va seguita e basta, questa lista, possibilmente in modo completo ogni volta che scrivi i testi web per i tuoi clienti.

Ovviamente non devi essere ossessionato dal seo, quando scrivi…perché un brutto testo zeppo di keyword non lo leggerebbe nessuno. Neanche i robottini di google, come spiega Matt Cutts in questo video. Perché per google ciò che conta veramente sono i contenuti: freschi, originali, corretti, utili. Perché le persone cercano i contenuti mica un testo così così anche se ben ottimizzato per il seo.

 

Un buon contenuto scritto secondo le regole del web writing, Marco, è più potente delle sue keyword. E’ una prodigiosa calamita per google e per i lettori affamati di contenuti. E poi ricorda che un guru come Ginny Redish ha scritto un libro, Letting go of the words, dedicato alla scrittura web, in cui non viene assolutamente citato una sola volta il termine seo.

Adesso basta tirarla in lungo, stàmpati la lista e usala. Con giudizio e un pizzico di creatività ma sempre privilegiando il content.

  • Inserisci la parola chiave nel tag title, tag description, tag keywords, tag alt e nell’anchor text
  • Inserisci la parola chiave in un <h1>, <h2> e / o tag <h3>
  • Inserisci la parola chiave nelle prime venticinque parole della pagina (prima è meglio è)
  • Inserisci la parola chiave nelle ultime venticinque parole della pagina
  • Metti in grassetto la keyword almeno una volta nella pagina
  • Metti in corsivo o sottolineato le parole chiave almeno una volta nella pagina

Infine: un ottimo modo per avere le keyword nelle ultime venticinque parole è aggiungerle nel footer dopo il copyright. Ad esempio, “© 2012 nome del sito. Keyword del sito.” Aggiungere la parola chiave in questo modo è abbastanza naturale e passa quasi inosservato.

Video grazie a Contenuti Web.

La mini-lista è tratta da Seo made simple, libro di Michael Fleischner.

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Scrivere in terza persona? No grazie.

Di fronte a un testo corporate scritto in terza persona avanzo sempre delle riserve.

Non sono convinto che parlare di se stessi in questo modo sia una cosa ben fatta. Anzi, trovo l’intenzione di rapporto col lettore piuttosto dissonante.

Perché un’impresa si presenta nella propria brochure istituzionale (su carta oppure online) come se si riferisse a un soggetto terzo? Perché scrivere: “Pincopallo srl è leader di mercato e fornisce soluzioni personalizzate” invece di un più semplice: “Siamo leader di mercato e offriamo soluzioni ecc. ecc.” ?

Mi si dirà che scrivere in terza persona dà più autorevolezza e oggettività.

Al che obietto: ma quando tu ti presenti a qualcuno in carne e ossa mica dici: “Piacere è Marco Fossati che le stringe la mano…egli fa il copywriter freelance… le può offrire un caffè?”
Suona buffo, altroché autorevole!

Lo stesso vale per un’azienda.

Se vogliamo avere una buona conversazione, amichevole e dal tono umano, è bene usare il “noi” quando possibile, cioè il più possibile.
Senza dimenticare che dal “noi” sarà più facile passare al “voi”. Sarà cioè più facile elaborare i contenuti del corporatese in un linguaggio di benefici appetibili per il lettore.

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Mettiamocela tutta

I miei personali auguri per un più che positivo 2012

Questo è l’anno che vi auguro. Ci si rivede a gennaio.

Ringrazio andycott per il layout.

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Come rendere virale il contenuto (viral marketing)

Guardate il video della birra Carlsberg, il cui tema di campagna è: “That calls for a Carlsberg”. Il claim è davvero banale ma il concept e l’esecuzione sono intelligenti, sfidanti e coinvolgenti: infatti, alla fine, è difficile non domandarsi: “E io cosa avrei fatto nei loro panni?”

 

Anni fa era facile sentire qualche cliente dire: “Facciamo un virale”, che un po’ echeggiava la formula italiota del “Famolo strano”.  Oggi che l’entusiasmo acritico ha lasciato il posto a una riflessione strategica e organica, il viral marketing può avere un ruolo all’interno di una campagna di comunicazione ampia e articolata, rivolta a un target sensibile alla provocazione, allo humor, allo shock.

Questa lunga infografica srotola suggerimenti su come fare del marketing virale. Un ricettario che va applicato con buon senso perché non tutti i prodotti/servizi si prestano a un trattamento “contagioso”. Altrimenti, il rischio è quello di forzare il contenuto in una forma che risulta stucchevole, incomprensibile e per niente virale.

infografica che spiega come fare del marketing virale

la ricetta del marketing virale

Fonte infografica: viralblog.

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Più Vendite, il nuovo boom economico a misura d’impresa

La telefonata dell’amico Monti (Marco, non Mario) mi ha ricordato che sto invecchiando e mi dimentico le cose.

Per esempio mi ha ricordato che qualche tempo fa ho creato il claim e ho contribuito ai testi della brochure e del sito web di Metodo +Vendite, il metodo che permette alle imprese di aumentare le vendite.

homepage + vendite, il metodo per aumentare le vendite

+ vendite, l'homepage del sito

Il metodo funziona, la mia memoria un po’ meno. Ah, per la cronaca, il claim è:

Per un nuovo boom economico. Il vostro.  Che ne dici Monti (Mario, non Marco)?

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Deliziosi Ovaltine breaks

Questa serie di spottini che riposizionano Ovaltine (da bevanda concilia-sonno a bevanda break anti stress durante la giornata) hanno vinto l’edizione 2011 dell’Ipa Effectiveness Awards. Creatività che dà risultati. Agenzia WCRS, Londra.

Ovaltine ‘Mugs’ from Ubik on Vimeo.

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Come il Seo può aiutare le PMI

Spesso mi capita di conoscere piccole medie imprese (PMI) che vogliono ottimizzare il proprio sito per renderlo più amico dei motori di ricerca. Il search engine optimization può essere un radicale rifacimento del design o una riorganizzazione dei contenuti con riscrittura secondo keyword rilevanti.

Sono per lo più aziende che in passato non hanno fatto comunicazione strategica: bastava un biglietto da visita, un depliant fatto in casa, un sito web tipo “vetrina”, una sporadica presenza alla fiera di settore e… i nuovi clienti arrivavano a frotte bussando alla porta, magari attraverso il passaparola.

Purtroppo il tempo delle vacche grasse è finito.

Molte PMI arrancano, fanno fatica; alcune sono lì lì per chiudere o hanno chiuso. “Fare sistema” è solo uno slogan: per tanti un sogno che non si è realizzato.

Ma la crisi spinge le PMI (che non si arrendono) a guardare alla comunicazione in modo funzionale, organico e per obiettivi.

Il seo costituisce per queste PMI un primo, fondamentale passo verso un approccio di marketing un po’ più ragionato e articolato che ha lo scopo di creare contatti qualificati e, se possibile, nuovi clienti.

A fronte di un costo decisamente accessibile, le aspettative di risultato sono molto alte. All’ottimizzazione del sito si chiede uno sforzo titanico: recuperare il tempo perduto e affrontare la deriva attuale, guadagnando le prime posizioni nelle serp.

Il seo, però, non è un deux ex machina che risolve tutto.

Certo: un buon risultato nei motori di ricerca, accompagnato da contenuti curati (realizzati per informare e convincere) può fare la differenza tra un’impresa che appena sopravvive e una che guarda al futuro come occasione di crescita.

Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Occorre investire risorse e tempo, avere coraggio e immaginazione. Occorre essere continuativi e consistenti, senza mollare in caso di insuccesso.

Potete leggere un’ottima presentazione seo scritta da Jen Keller: Seo demystified: unveiling the secrets to ranking high, dal sito Business Marketing Association di Milwaukee.

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