Essere onesti in comunicazione paga. E ripaga. Come nei comportamenti tra persone, anche il rapporto tra azienda e pubblico deve essere improntato alla massima trasparenza e chiarezza. Oggi più che mai, dire la verità, essere, appunto onesti, (ammettendo i propri errori per cercare di porvi rimedio), è una conditio sine qua non per ogni “pezzo” di comunicazione aziendale.
I canali aperti dalla rivoluzione digitale e le possibilità di interazione si sono moltiplicati: le persone frequentano con assiduità i luoghi virtuali e si scambiano opinioni in tempo reale attraverso forum, blog e microblog, network sociali, gadget di telefonia mobile… vengono immediatamente segnalati e stigmatizzati i comportamenti anomali, furbi e truffaldini, o semplicemente mancanze o promesse millantate e non mantenute. Cosa che genera una ricaduta negativa sull’immagine aziendale.
La comunicazione è lo specchio di come si comporta l’impresa, della sua visione del mondo e del rapporto con i consumatori e utenti. Tutti questi devono essere allineati e virtuosi, o almeno tendere a un equilibrio socialmente accettabile ed effettivamente praticabile.
Un messaggio onesto è dunque un messaggio che:
è chiaro nella formulazione,
è rilevante nel contenuto,
è rispettoso dell’intelligenza altrui,
è aperto alle critiche,
è credibile nella promessa,
è ben realizzato nella forma,
è veritiero nel linguaggio.
Ecco un esempio di onestà intellettuale: un annucio dell’agenzia DDB, anni ’60. Il titolo recita: “Ho una trovata geniale. Diciamo la verità.”





