Come rendere virale il contenuto (viral marketing)

Guardate il video della birra Carlsberg, il cui tema di campagna è: “That calls for a Carlsberg”. Il claim è davvero banale ma il concept e l’esecuzione sono intelligenti, sfidanti e coinvolgenti: infatti, alla fine, è difficile non domandarsi: “E io cosa avrei fatto nei loro panni?”

 

Anni fa era facile sentire qualche cliente dire: “Facciamo un virale”, che un po’ echeggiava la formula italiota del “Famolo strano”.  Oggi che l’entusiasmo acritico ha lasciato il posto a una riflessione strategica e organica, il viral marketing può avere un ruolo all’interno di una campagna di comunicazione ampia e articolata, rivolta a un target sensibile alla provocazione, allo humor, allo shock.

Questa lunga infografica srotola suggerimenti su come fare del marketing virale. Un ricettario che va applicato con buon senso perché non tutti i prodotti/servizi si prestano a un trattamento “contagioso”. Altrimenti, il rischio è quello di forzare il contenuto in una forma che risulta stucchevole, incomprensibile e per niente virale.

infografica che spiega come fare del marketing virale

la ricetta del marketing virale

Fonte infografica: viralblog.

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Più Vendite, il nuovo boom economico a misura d’impresa

La telefonata dell’amico Monti (Marco, non Mario) mi ha ricordato che sto invecchiando e mi dimentico le cose.

Per esempio mi ha ricordato che qualche tempo fa ho creato il claim e ho contribuito ai testi della brochure e del sito web di Metodo +Vendite, il metodo che permette alle imprese di aumentare le vendite.

homepage + vendite, il metodo per aumentare le vendite

+ vendite, l'homepage del sito

Il metodo funziona, la mia memoria un po’ meno. Ah, per la cronaca, il claim è:

Per un nuovo boom economico. Il vostro.  Che ne dici Monti (Mario, non Marco)?

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Deliziosi Ovaltine breaks

Questa serie di spottini che riposizionano Ovaltine (da bevanda concilia-sonno a bevanda break anti stress durante la giornata) hanno vinto l’edizione 2011 dell’Ipa Effectiveness Awards. Creatività che dà risultati. Agenzia WCRS, Londra.

Ovaltine ‘Mugs’ from Ubik on Vimeo.

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Come il Seo può aiutare le PMI

Spesso mi capita di conoscere piccole medie imprese (PMI) che vogliono ottimizzare il proprio sito per renderlo più amico dei motori di ricerca. Il search engine optimization può essere un radicale rifacimento del design o una riorganizzazione dei contenuti con riscrittura secondo keyword rilevanti.

Sono per lo più aziende che in passato non hanno fatto comunicazione strategica: bastava un biglietto da visita, un depliant fatto in casa, un sito web tipo “vetrina”, una sporadica presenza alla fiera di settore e… i nuovi clienti arrivavano a frotte bussando alla porta, magari attraverso il passaparola.

Purtroppo il tempo delle vacche grasse è finito.

Molte PMI arrancano, fanno fatica; alcune sono lì lì per chiudere o hanno chiuso. “Fare sistema” è solo uno slogan: per tanti un sogno che non si è realizzato.

Ma la crisi spinge le PMI (che non si arrendono) a guardare alla comunicazione in modo funzionale, organico e per obiettivi.

Il seo costituisce per queste PMI un primo, fondamentale passo verso un approccio di marketing un po’ più ragionato e articolato che ha lo scopo di creare contatti qualificati e, se possibile, nuovi clienti.

A fronte di un costo decisamente accessibile, le aspettative di risultato sono molto alte. All’ottimizzazione del sito si chiede uno sforzo titanico: recuperare il tempo perduto e affrontare la deriva attuale, guadagnando le prime posizioni nelle serp.

Il seo, però, non è un deux ex machina che risolve tutto.

Certo: un buon risultato nei motori di ricerca, accompagnato da contenuti curati (realizzati per informare e convincere) può fare la differenza tra un’impresa che appena sopravvive e una che guarda al futuro come occasione di crescita.

Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Occorre investire risorse e tempo, avere coraggio e immaginazione. Occorre essere continuativi e consistenti, senza mollare in caso di insuccesso.

Potete leggere un’ottima presentazione seo scritta da Jen Keller: Seo demystified: unveiling the secrets to ranking high, dal sito Business Marketing Association di Milwaukee.

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Fabiolous! (Fabio Volo e il copywriter di Monza)

Questa sera Fabio Volo ha dato appuntamento ai suoi fan e lettori al Libraccio di Monza.  Il copywriter di Monza non s’è lasciato scappare l’occasione mondanissima ed è accorso carico di aspettative, fotocamera in resta.

Fabio Volo presenta

Fabiolous, Fabio Volo al Libraccio di Monza.

Una sacco di gente stipata nell’ampia libreria di via Vittorio Emanuele: molte ragazze e donne (anche poco giovani), diversi maschietti.

Fabio svolazza, vola poco. Ripercorre la sua carriera di scrittore di successo, i sei libri scritti; dice d’esser timido, cita il collega Albert Camus e consiglia a tutti la lettura di un buon libro: la Bibbia.

Il tempo tiranneggia. Fabio plana poi atterra: all’ombra di una mastodontica guardia del corpo, chiude il sermoncino in quattro e quattro otto.

Le ferree leggi della promozione libresca impongono subito la routine della dedica. E allora…dai, tutti in fila con una copia del libro in mano ad aspettare giudiziosamente il prorpio turno: firma, sorriso, occhiata piaciona, bacio da copione per le femmine e foto ricordo.

Francamente il copywriter di Monza si aspettava una presentazione diversa… libraria appunto: con relatore che ha letto il libro e ne parla con l’autore in carne e ossa. Invece no.

Giustamente, Fabiolous, a differenza dei suoi colleghi (Albert Camus compreso), non è un vero scrittore e quindi non parla della sua opera ma vende continuamente se stesso, la propria immagine, la propria icona mediatica di personaggio multidotato multitasking: attore, conduttore radio tv, doppiatore eeeee… scrittore. E’ così.

Ed è per questo che vende tantissimo e le sue fatiche letterarie son sempre nei top ten. E’ così.

A proposito, sapete mica come s’intitola il suo ultimo libro?

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