Scrivere in terza persona? No grazie.

Di fronte a un testo corporate scritto in terza persona avanzo sempre delle riserve.

Non sono convinto che parlare di se stessi in questo modo sia una cosa ben fatta. Anzi, trovo l’intenzione di rapporto col lettore piuttosto dissonante.

Perché un’impresa si presenta nella propria brochure istituzionale (su carta oppure online) come se si riferisse a un soggetto terzo? Perché scrivere: “Pincopallo srl è leader di mercato e fornisce soluzioni personalizzate” invece di un più semplice: “Siamo leader di mercato e offriamo soluzioni ecc. ecc.” ?

Mi si dirà che scrivere in terza persona dà più autorevolezza e oggettività.

Al che obietto: ma quando tu ti presenti a qualcuno in carne e ossa mica dici: “Piacere è Marco Fossati che le stringe la mano…egli fa il copywriter freelance… le può offrire un caffè?”
Suona buffo, altroché autorevole!

Lo stesso vale per un’azienda.

Se vogliamo avere una buona conversazione, amichevole e dal tono umano, è bene usare il “noi” quando possibile, cioè il più possibile.
Senza dimenticare che dal “noi” sarà più facile passare al “voi”. Sarà cioè più facile elaborare i contenuti del corporatese in un linguaggio di benefici appetibili per il lettore.

Informazioni su Marco Fossati

Ideawriter.
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4 risposte a Scrivere in terza persona? No grazie.

  1. Alessandro ha detto:

    Grande post, Marco: bello e vero!

    Tra l’altro, scrivere in terza persona ha un evidente significato psicologico: scansare le responsabilità! Perché chi scrive in prima persona ci mette la faccia, direttamente.

    Una piccola nota. Ho cercato su Google.it la keyword “leader di mercato”: 13 milioni e passa di risultati! Sono tutti leader di mercato tranne me! 😉

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    • marco fossati ha detto:

      Ciao Alessandro, grazie. Giusta la tua nota psicologica! Molte aziende btb hanno la tendenza a parlare e scrivere in terza persona, è una forma mentis (ingegneristica, burocratica) difficile da estirpare (lo dico per esperienza personale). D’altra parte, nella comunicazione funziona quel che funziona, quindi non escludo che ci possa essere qualcuno che riesce a sostenere la terza persona. Io con i clienti cerco di proporre un più umano e colloquiale “noi” ma sempre nella prospettiva del “wiifm-what’s in it for me”: la prospettiva del lettore, colui che va coinvolto, informato e convinto ad agire (se possibile).

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  2. nicola ha detto:

    Sono daccordo, anche se è difficile per chi scrive per una grande azienda. Difficile per vari motivi: culturali, ma anche di responsabilità rispetto al testo.
    Nota a margine: a questo punto correggerei la frase “marco fossati scrive testi efficaci per pubblicità, brochure e siti aziendali”…

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    • marco fossati ha detto:

      Ciao Nicola. Bisogna capire il contesto in cui ci troviamo a scrivere e regolarci di conseguenza…ci vogliono equilibrio, flessibilità e buon senso. Provvedo subito a modificare il testo che mi riguarda (ottimo suggerimento).

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