pubblicità

Pubblicità a Monza e Brianza (nel resto d’Italia e del mondo).

Innanzitutto: perché fare pubblicità*?

Perché funziona!

E funziona! non perché lo dico io, ma perché lo dicono il mercato, le vendite, i consumatori.

Ci sono casi di successo, evidenze e rigorosi studi di istituti di ricerca e dipartimenti di marketing di prestigiose università di tutto il mondo che attestano l’efficacia della vecchia, cara pubblicità.

Quindi le aziende e i brand non sono impazziti se, anche nell’era di internet, investono milioni di euro in advertising (tv, stampa, affissioni, radio).

Ecco i dati (nielsen) relativi all’andamento dei mezzi nel 2017 in Italia:

spesa pubblicitaria, pubblicità investimenti

Internet in aumento; la vecchia radio tiene alla grande.

Questa è la ripartizione per quote:

investimenti in pubblicità: quote mezzi pubblicitari 2017

La tv, la tv, la tv… tutt’altro che defunta.

Per produrre virtuosi effetti (sulla brand awareness, sul posizionamento, sulle percezioni, sui comportamenti, sulle vendite, ecc), la pubblicità non sempre ha bisogno di budget milionari.

Può funzionare anche su scala ridotta, per imprese medio-piccole e brand b2b. Può funzionare, purché sia fatta bene. Purché il messaggio sia il frutto, fresco e originale, di una strategia.

Purché, dentro il messaggio, ci sia una buona idea.

Come faccio a creare una pubblicità efficace?

Alcuni suggerimenti li posso dare:

  • la pubblicità deve risolvere un problema o sfruttare un’opportunità reali, presenti nel mercato
  • la pubblicità deve essere fondata su una strategia solida, che abbia risonanza con la verità del pubblico a cui si rivolge
  • la pubblicità, ovvero il messaggio, deve comunicare (preferibilmente) un solo concetto rilevante in maniera chiara, distintiva, originale: (preferibilmente) oltre le convenzioni della categoria
  • la pubblicità, quando la vedi e la giudichi, deve lasciarti “uncomfortable”: leggermente a disagio in quanto sfida una tua convinzione, percezione, abitudine, automatismo
  • la pubblicità, quando la vedi, non ti deve lasciare indifferente: deve essere incompleta quel tanto che basta per invitarti a chiudere/aprire il cerchio del senso
  • la pubblicità deve suscitare quello che gli anglosassoni chiamano “smile in the mind”

I social network e il content marketing possono sostituire la pubblicità?

I social network come facebook, twitter, instagram, linkedin e compagnia bella funzionano bene per le relazioni tra individui. Un po’ meno bene per le relazioni tra impresa/brand e persone. Soprattutto siamo ancora lontani dal validare i vantaggi che queste attività possono portare al business aziendale.

Il content marketing (ovvero una studiata campagna di creazione di contenuti possibilmente interessanti, utili e originali) può produrre degli effetti sul medio-lungo periodo: è un’attività che richiede impegno, continuità, risorse.

Ogni giorno una quantità enorme di contenuti (post, video, podcast, immagini, ecc.) viene prodotta e distribuita attraverso il web: diventa sempre più difficile emergere e raggiungere un livello soddisfacente di like e condivisioni.

content shock: troppo content marketing

Si salvi chi può!

Quindi, se aprire un profilo su facebook o affiancare un blog o una newsletter al proprio sito corporate hanno un costo di avviamento pari a zero (in quanto la maggior parte delle piattaforme è gratis), dovete mettere in conto che mantenimento e sviluppo costano. Costano parecchio, sia per studiare e creare i contenuti sia per far crescere una comunità di lettori interessati, da convertire in clienti.

Quotidiani strumenti di conversazione e condivisione di conoscenze e notizie, social e content marketing sono tattiche utili ma non indispensabili.

Di certo, non possono sostituire la pubblicità negli effetti e nei risultati.

Non possono sostituirla nella capacità di creare un salto creativo ed emotivo. Nell’accrescere riconoscimento, ricordo e salienza di marca.

Nemmeno possono sostituirla nella forza demiurgica della creazione del mito/archetipo che sta alla base di un branding strategico.

Quindi la risposta è no.

Perché fare pubblicità con il copywriter di Monza?

Perché, come copywriter, è la cosa che so fare meglio.

Perché ho imparato il mestiere nell’agenzia internazionale che ha inventato la pubblicità moderna.

Perché parto dal brief, dalla strategia, dallo scenario di mercato.

Perché sono quasi trent’anni che faccio pubblicità, a qualunque budget.

Perché sono quasi trent’anni che leggo, studio e scrivo di pubblicità.

Perché non cerco scorciatoie creative o trattamenti fantasiosi che sostituiscano l’idea.

Perché sono ambizioso come voi, e come voi amo il mio lavoro.

Perché mi spenderò fino alla fine per realizzare la miglior pubblicità che abbiate mai fatto.

bill bernbach copywriter pubblicità agenzia monza

Alla ricerca dell’idea inossidabile.

 

 

*Sgombro il campo da equivoci: per pubblicità intendo quella cosiddetta “classica” o “tradizionale”, ovvero quella sui giornali, in tv, in radio, affissione.

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