Sbagliare è un po’ creare (modesto elogio dell’errore)

Errori e creatività sono legati. Spesso, commettere un errore può portare a collisioni e combinatorie imprevedibili, a fratture con l’ordinario, a esiti creativi originali.

Servono, però, almeno due condizioni per poter fare errori creativi:

  • non avere paura di commettere errori, essere liberi di farne
  • un contesto aperto, flessibile, disponibile a lavorare sull’errore

Nel mio settore, le agenzie più strutturate hanno formalizzato la propria cultura aziendale in modelli operativi concepiti per avere tutto sotto controllo, eliminando gli errori.

Questo percorso verso la perfezione è la strada maestra, battuta e da battere: ha dato risultati in passato, li darà in futuro.

Temendo di perdere clienti o budget, oggi le agenzie non possono permettersi il lusso di fare errori: non ci sono né il tempo né i soldi per sostenerli.

Eppure il rischio, anche quello di fallire, sbagliare, prendere una cantonata, dovrebbe essere connaturato al mestiere di pubblicitario. Perché la creatività si nutre anche di imperfezioni.

pubblicità bill bernbach volkswagen

Un errore madornale dell’agenzia DDB.

Errare è umano, perseverare è creativo… Bill Bernbach lo sapeva bene.

Per anni ha continuato a commettere un errore dietro l’altro, sfidando consuetudini, convenzioni, cliché: una devianza reiterata che è diventata una vera e propria rivoluzione.

E a proposito di fallimenti ed errori, ecco due belle letture estive.

failed it eric kesselsgianni rodari il libro degli errori

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Work in progress.

pioggiagentlemen5

Sto lavorando a un libretto auto-promozionale: chissà se vedrà la luce, magari dopo le vacanze estive. Chissà.

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“A smile in the mind” (avercelo, avercelo sempre)

Quando l’ho visto con il berrettino di lana nel banco frigo non ho resistito. Mi ha fatto sorridere immediatamente e l’ho comprato. innocent è un brand che “a smile in the mind” ce l’ha e lo trovi in qualsiasi cosa faccia.

innocent drink copywriting smile

Ecco: io questo sorriso nella mente vorrei avercelo, avercelo sempre. E soprattutto, vorrei infonderlo, infonderlo sempre in ogni progetto, piccolo o grande che sia. Perché è un valore aggiunto portentoso, più efficace di qualsiasi studiatissima persuasiva parola di copywriter.

Altri berrettini e sorrisi qui: The Innocent Big Knit.

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Ci rivediamo l’anno prossimo (i soliti auguri del copywriter di monza)

auguri marco fossati copywriter monza milano

Stacco dal 24 dicembre al 6 gennaio. Statemi bene, non abbuffatevi e regalate serenità.

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Prematuri e felici

Carlo nasce nell’aprile del 1924, a Bormio. Nasce anzitempo a causa di uno spavento preso dalla sua mamma Sandra.

Quando viene al mondo è così minuto che sta nel palmo della mano.

È uno scricciolo che ha bisogno di cure e protezione continue. Non è in pericolo di vita ma non è completamente formato: per esempio, il suo nasino si vede appena.

Comunque, Carlo è fortunato: può contare su due genitori che, nonostante le difficoltà, si dedicano totalmente a lui e una volta al mese lo portano a Milano da un luminare per i controlli. Il professore dà preziosi consigli che vengono seguiti scrupolosamente: come quello di portare il piccolo a respirare aria di alta montagna e fargli bere latte fresco di mungitura.

Così, col favore della bella stagione, Carlo passa frequenti periodi nelle baite degli alpeggi per irrobustirsi.

La crescita avviene lentamente, molto lentamente. Un anno dopo, quando Sandra dà alla luce Guido, Carlo è grande solo la metà del fratellino.
Però, tutto sommato, la sua salute continua a migliorare, e il periodo critico è ormai alle spalle.

Guid e Carlo a Bormio nel 1927

Guido e Carlo (a destra). Bormio, 1927.

Ho raccolto questo ricordo familiare parlando con mia madre.

Anni fa, nascere prematuri (pretermine) era davvero una scommessa sulla vita.

Oggi l’evoluzione della medicina e l’assistenza neonatale hanno reso tutto più sicuro e codificato.
In Italia i nati pretermine sono circa 40.000 all’anno, con un tasso di mortalità inferiore al 15% per i bimbi al di sotto dei 1500 grammi di peso.

Ma perché il copywriter di Monza scrive di bimbi prematuri? Che ci azzecca?

Ci azzecca perché grazie all’agenzia di comunicazione Publitrust ho avuto l’opportunità di avvicinarmi a questa delicata, complessa realtà. Ho infatti collaborato alla realizzazione della campagna per le single family room dell’Ospedale di Monza.

Le single family room sono stanze singole, molto confortevoli, che accolgono i genitori dei bimbi pretermine permettendo una vicinanza 24 ore su 24: queste di Monza, sono le prime in Italia.

Il mio contributo si è focalizzato sullo studio del claim.

intensivamente insieme pubblicità copywriter monza milano

La copertina della brochure, uno degli strumenti della campagna.

Mi è capitato poche volte di lavorare su un tema così emotivamente coinvolgente e con così tante implicazioni psicologiche. In casi come questo non servono brief, basta guardare i bambini e ascoltare i racconti di medici e genitori.
Come Gloria Leoni: una mamma che, in un post molto condiviso su facebook, spiega che cos’è la prematurità. (Copio e incollo.)

Sapete cos’è la prematurità?
È fare un cesareo d’urgenza, non sentire tuo figlio piangere, non vederlo… sentirselo strappare di dosso… vederlo dopo due giorni…
È vedere tuo figlio in incubatrice, un’astronave di plastica che ha sostituito il tuo ventre, diventato inadatto e inospitale per il tuo piccolo.
La prematurità è pensare che tuo figlio pesa meno di un pacco di zucchero…
è vedere un corpicino pelle ossa e pelo… coperto di tubi, cateteri, sensori… chiedersi se riuscirà mai a diventare un bambino vero
è cambiare il tuo primo pannolino, con mani malferme, attraverso l’oblò… che è come mettere il pannolino di cicciobello alla barbie…
la prematurità è parlare di pcr, glicemia, emoglobina, trasfusioni, ecografie, rop, necrosi, bronchiolite, synagis, cpap, occhialini…
è chiedere il permesso prima di aprire l’oblò, prima di provargli la temperatura, prima di cambiargli il pannolino, prima di sfiorare quella parte di te che ti è stata strappata…
è lavarsi, disinfettarsi… ogni volta prima di toccare tuo figlio, fino a farsi crepare le mani…
è rimanere lì, incollati ad una sedia per 10-12 ore al giorno aspettando di poterti toccare
è pregare, in silenzio,
è il bi-bip assordante degli allarmi, che continui a sentire anche a mesi di distanza…
è piangere quando il tuo vicino di termoculla ha una crisi, perché lì dentro sono un po’ tutti figli tuoi
la prematurità è aspettare le 15 per il giro del primario con l’ansia a mille, ogni giorno
la prematurità è pesare ogni singolo pannolino…
La prematurità è sentirsi felici perché il tuo piccolo non ha perso peso anzi magari ha messo 10 g
la prematurità è tirarsi il latte con il medela symphony, ogni 3 ore, tutti i giorni, per sei mesi…
è la marsupioterapia…
è la prima volta che prendi il tuo piccolo tra le braccia, senza cpap, senza sondino…
è il primo gavage del tuo latte…
è il bagnetto con il telino,
è la prima notte senza saturimetro
è la paura di entrare in utin ogni singola mattina… e la paura di uscirne ogni singola sera…
è cercare uno scampolo di normalità chiacchierando con le mamme mentre ci si tira il latte, o si mangia in mensa, o prima di dormire nell’alloggio mamme…
è incontrare mamme e papà prima che sono e saranno sempre nel tuo cuore
è incontrare angeli in verde ai quali affidi tuo figlio 24 ore su 24
La prematurità è riportare a casa tuo figlio dopo mesi…
è fare follow-up
è contare età anagrafica ed età corretta…
la prematurità
ti cambia per sempre
e
non si dimentica, mai.

Mai.

Link per saperne di più:

Monza, arriva la prima TIN single family room d’Italia, su Vita,

la campagna di raccolta fondi curata dalla Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua mamma.

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