Già risucchiati nel Christmas funnel?

Non c’è scampo: le feste sono alle porte e non si possono dribblare. È una storia che si ripete puntualmente ogni anno. Volenti o nolenti, ci infiliamo in un imbuto di impegni, obblighi, riti, appuntamenti, gioie e stress per uscirne appesantiti nel corpo e alleggeriti nel portafoglio.

Il Christmas funnel che vi presento è un tool descrittivo che copre le fasi principali e più comuni del lungo tunnel festivo. Ognuno potrà personalizzarlo in base alla propria esperienza.

christmas funnel di marco fossati copywriter monza

L’utile tool descrittivo per i dì di festa.

Regali
Summit strategico, briefing, budgeting. Liste multiple, mirate. Assillo e titubanze. Sprint finale ai regali: al confronto Bolt è una lumaca.

Addobbi
Eroica spedizione per recupero addobbi sepolti in cantina. Rimozione polvere e ragnatele. Paziente montaggio e posizionamento decorazioni come l’anno precedente, centimetro più centimetro meno.

Parenti
Telefonate e visite a parenti vicini e lontani. I dimenticati, i ricordati solo nell’occasione. Ascoltare acciacchi vari e sfighe. I bei tempi andati. E scoprire deceduti a sorpresa.

Cucina
Studio estenuante dei menu. Ricerca e approvvigionamento di ingredienti inusitati. Sognare d’essere un Cannavacciuolo, un Cracco, un Bottura. Risvegliarsi in una cucina da incubo.

Salute
Brindisi e panettoni, lenticchie e zamponi. Picchi di colesterolo e glicemia. Mazzate al fegato, superlavoro intestinale. E volatili propositi di diete post-festive.

Social
Scatenamento e apoteosi. Tuittare, instagrammare, uazzappare, snapciattare, bloggare, postare su facebook… condividere è l’imperativo categorico. Tutto fa social. Anche le feste comandate.

Lavoro
Grazie a Dio, anche quest’anno è finita. Siamo sopravvissuti! Finalmente di nuovo al lavoro!

Auguri a tutti!

 

(Per realizzare l’immagine ho usato canva: il risultato non è perfetto, lo so… ma dopotutto sono un copywriter e non un grafico provetto.)

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La pubblicità secondo Erme Ripa, pittore

Sono particolarmete legato a Erme Ripa. Legame d’affetto e di lessico famigliare: era il pittore preferito di mio papà (che fu anche fidanzato della figlia).

Fino a ieri, Ripa era per me solo un ottimo paesaggista, poi ne ho scoperta la vena reclamistica: un bella sorpresa!

manifesto pubblicità erme ripa

In passato Monza era nota per i numerosi cappellifici. (E. Ripa, 1926)

pubblicità amaro fernet erme ripa

Eleganza e grazia d’altri tempi. (E. Ripa, 1929)

Una breve nota biografica su Erme(negildo) Ripa trovata in Arte Ricerca:

Nasce a Castel San Giovanni nel 1900 e muore a Monza nel 1973. Pittore, designer e giornalista frequenta l’Accademia di Brera e si diploma nel 1922. Apre un atelier a Milano e frequenta l’ambiente artistico. Insegna all’Istituto Superiore delle Industrie Artistiche di Monza. Si trasferisce a Venezia e collabora con la V.A.M.S.A in qualità di direttore artistico e designer. Progetta vetri novecentisti di notevole estro realizzati da Alfredo Barbini. Tornato a Monza si dedica nuovamente alla pittura e collabora con uno studio di architettura.

Fonte immagini: Catalogo Generale dei Beni Culturali.

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L’unica, vera, definitiva, universale formula per persuadere

È una formula di una semplicità sbalorditiva, come fare due più due uguale quattro.
È così facile da applicare che scrivere per persuadere non sarà più una fatica;
né richiederà conoscenze da esperto o pesanti ore di studio.

Questa formula elementare si basa su una incontrovertibile evidenza neuroscientifica, secondo la quale la nostra mente di lettori funziona in modo lineare-sequenziale (causa- effetto, sviluppo cronologico, ecc.).

La prima cosa che inconsciamente facciamo per comprendere una frase è cercare il soggetto e poi il verbo (in forma attiva). Fino a che non li troviamo è come se, mentalmente, stessimo trattenendo il respiro.
Una volta trovati questi due fondamentali appigli (grammaticali e di senso), torniamo a respirare e a completare la frase. E così di seguito, di frase in frase, fino a terminare una storia.

Tutto ciò avviene in millesimi di secondo: noi non ci accorgiamo di questo procedere, step by step.

La conseguenza per noi che scriviamo con obiettivi aziendali (e non artistico letterari) è che la sequenza soggetto-verbo-oggetto è quella che dovremmo usare (più frequentemente) per organizzare i testi.

Infatti, i testi scritti in modo triadico e sequenziale sono “processati” più velocemente e persuadono meglio di altri, a parità di offerta di prodotto.

Volete una prova nero su bianco? Eccola:

pubblicità copywriting lemon volkswagen

Originalità ed efficacia. (Un grandioso esempio triadico).

È un esempio esemplare: uno dei soggetti della campagna DDB per il Volkswagen Beetle. Julian Koenig l’ha scritto, Helmut Krone l’ha impaginato.
(Lo copio in inglese dall’ultimo libro di Steve Harrison* sul copywriting.)

Lemon.

The Volkswagen [subject] missed [verb] the boat [object]. The chrome strip on the glove compartment [subject] is blemished [verb] and must be replaced [object]. Chances are you [subject] wouldn’t have noticed [verb] it [object]; Inspector Kurt Kroner [subject] did [verb]. There are 3,389 men of our Wolfsburg factory with only one job [subject]: to inspect [verb] Volkswagens at each stage of production [object]. (3,000 Volkswagens [subject] are produced [verb] daily; there are more inspectors than cars.) Every shock absorber [subject] is tested [verb] (spot checking won’t do), every windshield [subject] is scanned [verb]. VWs [subject] have been rejected [verb] for surface scratches barely visible to the eye [object]. Final inspection [subject] is [verb] really something! VW inspectors [subject] run [verb] each car [object] off the line onto the Funktionsprüfstand (car test stand) [object]; tote up [verb] 189 check points [object], gun ahead [verb] to the automatic brake stand [object] and say [verb] “no” to one VW out of fifty [object]. This preoccupation with detail [subject] means [verb] the VW [subject] lasts [verb] longer and requires [verb] less maintenance [object], by and large, than other cars. (It [subject] also means [verb] a used VW [subject] depreciates [verb] less than any other car [object].) We [subject] pluck [verb] the lemons [object]; you [subject] get [verb] the plums [object].

Visto come la struttura si ripete? Soggetto-verbo-oggetto,  soggetto-verbo-oggetto… e il gioco è fatto. La persuasione è servita. Facile, no?!

Ovviamente sto scherzando. Le cose non sono così immediate come sembrano.

Per produrre risultati la formula deve essere alimentata da un’idea. Possibilmente grande, originale, coraggiosa. E non sempre ciò avviene, purtroppo.

Quindi, sebbene questa formula sia un utile punto di partenza, occorrono un sacco di altre qualità che la formula non contiene. Oltre all’idea: il tono di voce, la freschezza, il ritmo, il suono, lo humor, la coesione, gli argomenti, la fluidità, la brevità, la chiarezza, la leggibilità, la precisione, la concretezza, il lessico, il wiifm, feature-benefit, e così via.

Se non usiamo queste accortezze, strumenti e tecniche, la formula rischia di generare un testo piatto e senza appeal, privo di risonanza ed emozione.

Tutte cose che un copywriter impara col tempo, leggendo e rileggendo, scrivendo e riscrivendo. Facendosi ispirare da ciò che ha funzionato.

 

*How to write better copy, Steve Harrison, Bluebird, 2016.

 

P.S. Se non l’avete ancora fatto, leggete l’articolo di Luisa Carrada: La lettura è una corsa. E un’arte divinatoria.

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Il dress code di agosto

copywrite monza marco fossati

Buone vacanze! (I sobri shorts da bagno sono di orlebar brown).

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Sbagliare è un po’ creare (modesto elogio dell’errore)

Errori e creatività sono legati. Spesso, commettere un errore può portare a collisioni e combinatorie imprevedibili, a fratture con l’ordinario, a esiti creativi originali.

Servono, però, almeno due condizioni per poter fare errori creativi:

  • non avere paura di commettere errori, essere liberi di farne
  • un contesto aperto, flessibile, disponibile a lavorare sull’errore

Nel mio settore, le agenzie più strutturate hanno formalizzato la propria cultura aziendale in modelli operativi concepiti per avere tutto sotto controllo, eliminando gli errori.

Questo percorso verso la perfezione è la strada maestra, battuta e da battere: ha dato risultati in passato, li darà in futuro.

Temendo di perdere clienti o budget, oggi le agenzie non possono permettersi il lusso di fare errori: non ci sono né il tempo né i soldi per sostenerli.

Eppure il rischio, anche quello di fallire, sbagliare, prendere una cantonata, dovrebbe essere connaturato al mestiere di pubblicitario. Perché la creatività si nutre anche di imperfezioni.

pubblicità bill bernbach volkswagen

Un errore madornale dell’agenzia DDB.

Errare è umano, perseverare è creativo… Bill Bernbach lo sapeva bene.

Per anni ha continuato a commettere un errore dietro l’altro, sfidando consuetudini, convenzioni, cliché: una devianza reiterata che è diventata una vera e propria rivoluzione.

E a proposito di fallimenti ed errori, ecco due belle letture estive.

failed it eric kesselsgianni rodari il libro degli errori

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